Tuesday, December 5, 2006

Aerodinamica Erotica

...mi affretto come al solito...sono stanco, sudato, annoiato dalla solita cumana che mi ha procurato il solito ritardo...un ritardo insignificante rispetto a ciò che mi aspetta, ma capace comunque di toccarmi i nervi...così tanto da farmi alzare il passo fino ad affannare, perchè anche due minuti mi fanno la differenza...
Il solito viale, le solite facce, le solite scale, la solita sigla "I4" davanti alla porta, il solito cambio di pile al registratore prima di entrare, il solito "speriamo non mi sia perso niente di importante"...mano sulla maniglia, e...

Le facce si girano tutte verso di me.Come al solito, quando si entra in ritardo questa è la prassi.
Il mio sguardo che passa veloce per poi puntare verso la cattedra...fugace pensiero..."ma quello non è lui"...
C'è un altro prof oggi.
Si, un altro prof.
Come accadde anche l'anno scorso di questi tempi, oggi era il giorno della lezione fatta dall'altro prof...ed io l'avevo dimenticato, anzi, non avevo neanche immaginato che potesse accadere proprio oggi.
Una corsa inutile.
Un pò di sollievo...anche se ho corso inutilmente e sono quasi una spugna di sudore non mi sono perso niente di che...
Giubbino al solito attaccapanni e registratore riposto in tasca.Mi annoio anche solo di arrivare fino alla cattedra per poggiarlo, questa lezione non è poi così importante.
Mi siedo indifferente.Indifferente come se non sapessi quanto mi desse fastidio essermi scelto il mio posto proprio lì.
Due parole ad un caro amico ed il tempo di accorgermene...la sedia dove sono non va bene, è senza tavolino.
Maledetti tavolini.
Traslo un pò più a sinistra?
Massì va.
Un solo posto?
Poi capito giusto dietro...e lì veramente sarebbe troppo...
Due posti.
Due posti?Si va, vanno bene due posti.
Mi alzo e plano di nuovo sulla sedia, alzo il tavolino e, tranquillo, cerco di mettermi in carreggiata, capire di cosa si parla.
Coefficiente di resistenza indotta.Indotta dalla portanza, s'intende.

Discorsi.
Si parla di ali, coefficienti, portanza ed ancora portanza...il nostro futuro lavoro..."metà di voi finiranno proprio a lavorare su di questo, metà su quest'altro".
Rido.
Ride.

I miei occhi che si muovono rapidi...abbasso lo sguardo, dopodichè appoggio stufato la mia testa sul palmo della mano, facendo del mio gomito punto di appoggio sul quaderno.Occhi che si muovono rapidi, hanno lo zoom come non mai.Ho sbagliato.Ho sbagliato.Essere giusto dietro sarebbe stato preferibile, almeno non avrei avuto una visuale così buona.Adesso con l'angolazione che mi sono procurato vedo anche meglio.Sono fregato di nuovo, come ieri.Fregato.

Mani che si muovono sul foglio di carta, accarezzandolo.
Stringono le penne.
Una blu ed una rossa.Come sempre.Come si addice a qualcuno che vuole degli appunti belli ed ordinati.
Mani.

Oggi il colore è strano.A metà tra l'argento ed il bianco, più argento.Riflettono la luce.
Ala quadrata, allungamento alare, coefficiente di portanza ed il numero di Reynolds.
E...mani che accarezzano i capelli per aggiustarli.Mani che spuntano da sotto le braccia intrecciate.Mani veloci, non riesco a seguirle.Vedo mani e solo mani, il resto è distrazione.
Mani affusolate, mani morbide all'apparenza dei sogni.
Sogni erotici, troppi sogni erotici su quelle mani, forse.

La pendenza della curva di portanza.E' due pigreco per il caso lastra piana, "voi lo sapete, vero?".
Si che lo sapete.
Voi lo sapete che effetto può fare, almeno spero.
Sono isterico.Isterico.Pazzo.Pazzo veramente.
Mi torco nella sedia che mi accoglie.Cambio posizione ogni istante.Guardo il trucco, il neo sulla guancia.Il solito neo sulla guancia.
Il solito naso, i soliti capelli neri.
Lo sguardo che cammina su di lei come potrebbe fare una delle più eccitate mani sul corpo della più belle donne dell'universo.Il mio sguardo ne segue morbidamente le forme, curva dopo curva, sfiora le superfici senza mai impattarle.
Si gira.
Parla con chi è accanto.
Un sussurro, il mio udito parte.Ora è tutto concentrato nell'udito.Tutto lì.
La sua voce.Si, la percepisco, è la sua voce.
Ma cosa dice non mi interessa.Insignificante, irrilevante.

Un jeans oggi.
Un jeans.
Un jeans con scarpe nere sotto.
Gambe accavallate, avvolte dai blu jeans.
Vago.
Mani, gambe, capelli, jeans.
E il tau.Quel tau che ci spiega perchè la pendenza della curva di portanza aumenta quando c'è spessore.

Mani che accarezzano.
Si, le sue mani che accarezzano le sue gambe.Scorrono sul jeans e tastano quelle forme.
La mia testa è lontana.
In chissà quale assurda notte di follia con lei.
Una notte di follia con quelle mani e quelle gambe.
Una notte di follia con quel neo, con quella voce.
Sempre che le dessi il tempo di parlare.
Sempre se.
Altrimenti no.
Sarebbe una notte di follia, seguita da una notte di perchè.
Passione.Scorre passione ora nelle mie vene.E nei miei occhi lucidi che osservano attenti.Vigili.

Mani che si piegano un pò.
Uno sbadiglio.
So perfettamente tutto il percorso di quelle mani.
Adesso le ho di nuovo vicine, frutto dell'intrecciamento delle braccia intorno al busto.
Dio, non riesco a liberarmene oggi.Veramente no.Preferirei essere accecato, batto convulsamente gli occhi.

Qualche battuta con lo stesso caro amico.Battute che, per arrivare a lui, a volte mi sembra debbano chiedere il permesso.
Guardo l'angolo di portanza nulla.L'"alpha zero lift", come si dice in inglese.
E continuo a vagare.
Che notte che sarebbe.Di quelle che le ricordi.Si, penso a questo di nuovo.
Vorrei quelle mani pericolosamente e terribilmente vicine a me.
E quelle gambe appoggiate sulle mie.
Dio che strizza.
Che strizza.Sento il battito che strizza il cuore, lo spreme, mentre la mente è altrove.

E' l'una e dieci.Siamo tutti stanchi.
Io no, chissà perchè.
Perchè di questa lezione veramente non mi è interessato neanche un pò.
Mentre voi tutti interpretavate le spiegazioni di interessanti elementi di aerodinamica, io interpretavo me stesso alle prese con un pò di strani sogni.
E non solo erotici.
Un uomo che sogna un pò quando non lo fa più da mesi è una cosa troppo importante rispetto ad alcuni elementi di aerodinamica.
Ci si alza tutti.
Indosso il mio giubbino autunnale grigio.
Inizio a riprendere possesso della realtà abbandonata due ore prima.

Cammina già veloce lungo il corridoio.
E' lontana.
Camminata più isterica di me qualche minuto prima.
Sempre più lontana.
Sparisce dietro l'angolo, posso solo immaginarla ora.Sicuramente scende le scale che portano al piano terra.

Follia.
Follia Aerodinamica.
Follia a metà tra l'argento e il bianco, più argento.

Wolt

3 comments:

PF said...

Amico mio...
forse dovevamo rimanere sullo scherzo, forse doveva rimanere solo un argomento divertente da trattare...
Ma così...così cambia...saranno anche sogni erotici, ma li hai descritti con dolcezza, e questo significa qualcosa...o forse significa molto: ma io ti giuro che non lo so, perchè ci sono dentro anche io.

Ricordi dal mio blog? "Ma non dovevamo...."

Wolt said...

...dovevamo, dovevamo...

Flapane said...

in effetti pochi minuti prima che tu venissi (ho seguito fisica matematica, poi avendo visto che c'era de Nicola e sapendo bene di cosa avrebbe parlato, ne ho approfittato per andar via visto che aspettavamo anche dei documenti a casa e non c'era nessuno.
In quelle lunghe ed estremamente noiose due ore e mezzo di lavori e spostamenti virtuali, solamente virtuali, per combinazione mi sono seduto in quello stesso tavolino, perchè quello a fianco non aveva il banchetto...
stesse diventando una fissazione?
ai posteri l'ardua sentenza...